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Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis

Riflessioni e considerazioni assai diverse muovono l’ascolto di “Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis” di Pino Loperfido. Si tratta di un monologo civile dedicato ad una tragedia che ha scosso l’opinione pubblica internazionale. Il 3 febbraio 1998 un aereo Prowler della base americana di Aviano trancia di netto i cavi della funivia del Cermis in val di Fiemme, facendo precipitare nel vuoto una cabina con venti persone a bordo, tutte morte. L’unico superstite, il manovratore dell’altra cabina appena sfiorata dall’impunito pilota, diventa il narratore/attore di questa «cronaca romanzata di una tragedia». Attonito e inerme testimone dei fatti, «appiccicato alla morte» per un’ora nella gabbia metallica, racconta, guidato da un flusso di coscienza che passa dai «nudi fatti» ai ricordi personali, dall’evocazione delle voci dei valligiani alle espressioni di rabbia contro «un’imbecillità che non ha patria, non ha colore, non ha sesso». Oltre alla ricostruzione dei fatti, il testo diventa metafora della solitudine e dell’angoscia della parola quando alimenta la memoria storica.
Interpreta “Il racconto del Cermis” il comico trentino Andrea Castelli, ora a confronto con un testo contemporaneo di grande intensità, mentre la regia è di Paolo Bonaldi. La voce ondeggia tra cupa parola descrittiva e battute ironiche, rabbia e dolore. Lo stesso Castelli dichiara: «Lo spettacolo coinvolge il pubblico ogni volta, e allo stesso modo coinvolge me stesso. Questo non è un monologo che ti consente, in una serata fiacca, di dire: vabbè, stasera tiro via, senza dannarmi. Una volta che sei dentro questa storia, è proprio bello raccontarla, dentro silenzi commossi, davanti a gente che poi viene a cercarti nel camerino, per approfondire».

Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis di Pino Loperfido. Regia Paolo Bonaldi, luci Vittorio Garavelli. Con Andrea Castelli.
Assistente alla regia Margherita Hoffer, direttore di scena Walter Zambaldi, elettricista Roberto Pulita, fonico Giuseppe Zappini, rammentatrice Nicoletta Girardi. Teatro Stabile di Bolzano 2002/2003


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